LE PRECAUZIONI

OPERA BUFFA IN TRE ATTI

MILANO, F. LUCCA.

5310

II!

ìli

OVVERO

LE PRECAUZIONI

€>j)erct butta in tre atti

DI

MARCO D'ARIENZO

MUSICA DEL MAESTRO

MILANO

COI TIPI DI FRANCESCO LUCCA.

2-71

Diritti di traduzione, ristampa e riproduzione riservati.

PERSONAGGI

ATTOR*

«UMI»

<*i*<8§*>

MUZIO , mercante ....

Sig.

11 Conte BIETOLA ....

Sig.

ORESTE, amante d'Albina .

Sig.

PILADE, amante di Romilla .

Sig.

GOLA, servo sciocco . . .

Sig.

ROMILLA )„,.,.„. ! figlie di Muzio

ALBINA j

Sig.a Sig.»

MIMOSA , sorella di Muzio .

Sig.a

ZANNI, caffettiere ....

Sig.

PASQUALINO, garzone del caffè Sig.

Coro di Gondolieri e di Maschere.

L'azione è in Venezia.

I versi virgolati si omettono.

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ATTO PRIMO

SCENA PRIMA.

Piazza. In fondo veduta di parte del Gran Canale. Da un lato V esterno di un Caffè con alcuni tavoli e sedie d'inumo. Dall'altro, gruppo di case.

La piazza è vuota. Si veggono traversare il canale varie gondolg. S'odono in distanza delle voci, le quali a poco a poco s'avvicinano.

Voci La snella gondola

Che Tonda bruna Della laguna S'ode solcar, Di te Venezia, È il simbol vero; Schifo leggiero Tu sei sul mar.

Ore. (di dentro)

L'alba nasca, o sorga luna, Di delizie è qui il soggiorno; Bella è ognor, sia notte o giorno, La laguna. Voci Quando irradia 1' onda bruna

De' suoi raggi il sol novello, Prende aspetto vago e bello La laguna. Ore. Quando poi la notte aduna

Cupe l'ombre sul creato, Prende aspetto assai più grato La laguna. Voci L'alba nasca, o sorga luna,

Di delizie è qui il soggiorno; Bella è ognor, sia notte o giorno, La laguna.

(si accostano alla terra alcune gondole, delle quali discende Zanni seguito da molta gente che popola la piazza)

S ATTO

Coro e Zàn. La snella gondola

Che l'onda bruna, ecc., ecc.

(alcuni si allontanano per varie vie; altri si appressano con Zanni al caffè e siedono intorno ai tavoli. Intanto Oreste e Pilade vengono dai due lati opposti)

SGENA IL

Oreste, Pilade e i suddetti.

PlL. Oreste..* (incontrando Oreste)

<Jre. Sei qui, Pilade?

Pil. Ebben, che rechi ornai ?

Ore. Nulla: al veglion del principe

Le belle io non trovai. Pil. Fu pur dal Duca inutile

Ogni ricerca mia. Ore. È vana or ogni indagine...

Pil. Cercammo in ogni via...

Ore. Ma non dobbiam desistere, (con risoluzione)

Pie-. Ne andremo in traccia ognor...

Finché resti in Venezia

Buco non visto ancor.

(volgendo lo sguardo osserva che si avvicina il Conte) Ma... (accennando il Conte)

Ore. É desso?

Pil. È il conte Bietola...

Ore. Saprà alcun che di vero...

Pil. Ei trotta a passo celere...

Ore. Buone novelle?

Pil. Spero...

(correndo intorno al Conte)

SCENA III.

Il Conte e i suddetti.

Pil. Conte !...

Ore. Che c'è?

Pil. Le silfidi

Sapesti alfin predar?

PRIMO

Adagio, adagio, il correre La Iena fa mancar, (dopo breve pausa)

Mentre andava in traccia anch'io, Come voi delle tre belle, Su Rialto al guardo mio Parve scorger due di quelle. All'altezza, al portamento, Che mi la lor figura, Forte un salto in petto io sento, E un gran tocco di puntura In vederne due soltanto, E non tre, bianchii la faccia; Pur sperando il terzo incanto

10 mi posi all'altra caccia. Snelle e leste quai cervette, Nei zendadi imbacucate, Parean quelle due saette Da una nuvola lanciate.

Dietro loro anch'io correva; Quando in gondola ad un tratto Pigliar posto le vedeva; E in raggiungerle fui ratto; Ed appieno avrian potuto Le mie brame soddisfarsi, Se non fosse lor venuto

11 capriccio di velarsi. Pur velate mi prefissi

Di vederle ad ogni costo; Onde al par vogare, dissi, Della gondola d'accosto. Così alquanto seguitammo A vogare in tai deliri, Finché a terra non calammo Presso al ponte de' Sospiri. M'aspettava il disinganno Non tosto fummo in terra: Ma la burla per malanno Mi serbò a più dura guerra.

8 ATTO

La mia caccia seguitava Come can col naso al vento, Ed in pensiero mulinava Come farmi appien contento; Quando quelle due di botto Si fermar sotto un palazzo: Ma covava un gatto sotto, Volean far la burla al pazzo. Giunsi, e alzato Io zendado, Mi mostraro... indovinate... Mi mostraro... ahi, quasi cado! Due vecchiaccie imbambolate... Io rimasi allor di sasso Nel vedere queir orror... E qui volsi in fretta il passo Col veleno dentro il cor...

Pil. Oh cielo! due decrepite! (ridendo)

Ore. Può darsi peggior sorte! {ridendo)

Pil. Invero la tua pillola

Ad ingoiare è forte.

Con. Ridete ! e estrema rabbia

A me fa l'avventura... Trovar per care Veneri Mostri da far paura!...

Pjl. È dolorosa!

Ore. È orribile!

Con. Io mi sarei gettato

nel canale...

Ore. e Pil. Oh bambolo?

Con. Io era disperato.

Pjl. Senza Tamaro, vincere

Non puossi il dolce scopo.

Con. Sono un leon... (risoluto)

Ore. Bravissimo !

Con. Ma d'un ristoro ho d'uopo;

Mi sembra aver le viscere In fiamma...

Ore, Aadiamo...

Pil. Andiamo.

PRIMO 9

Con. Garzone?... accostano al caffè)

Zan. Oh! Conte Bietola...

Cono Si Serva, SU ! (al garzone)

Coin. Mi chiamo

Troppo onorato; grazie... Zan. e Coro Si serva il Conte a volo. Con. Ma come corrispondervi:

Voi siete tanti, io solo ... Cono Per una volta rendere

Il grande onor si può, Con. Ebben. per non offendervi,

Amici, accetterò.

(siede ad un tavolo con Pilade ed Oreste ed accetta quello che gli si offre)

SGENA IV.

Cola e i suddetti.

Cola (fermandosi a mezzo della piazza senza por mente agli al- tri; con rammarico)

Io l'aveva... e com'è andata? L'ho perduta! e chi lo sa!...

(frugandosi nelle tasche)

Ma vediam... com'è scappata!...

E chi a me la renderà ? Me la diede senza ciarla (pensieroso)

Fazio a Padova... signor sì... E a Venezia avea da darla...

Ma... no... a questo... a quegli... a chi?...

Ahi! qual sasso il pie m'intoppa!...

Chi m'aiuta!... dove andrò?... Una strega guercia e zoppa

Stando in fasce mi segnò... (resta immobile) Con. Ma per bacco m'assediate; (levandosi)

Tanto insistere è molesto.

(alcuni del Coro offrendo al Conte)

Alcuni A me pure, o Conte, date

L'alto onor d'accettar questo. Le Precauzioni la

JO ATTO

Coiv. Piano, piano; e quanti siete?...

Un per volta servirò. Se pazienza un poco avrete

Appagare ognun potrò.

(il Coirle viene in mezzo alla scena quasi dappresso a Cola e prende quello che gli si offre dal Coro) COLA, (volgendo lo sguardo, e vedendo il Conte e gli altri , come preso da un pensiero)

Non importa; or or domando...

Ehi! sapresti dove sia? ial Come)

Con. Chi?

Cola Colui che vo' cercando:

Quel che al certo alberga qua. Co*. Chi ?

Cola, (mettendo una mano in fronte, in segno da ricordarsi)

Poc'anzi io qui l'avea, Ma poscia l'ho perduto. Con. Come?

Cola Scritto sopra si leggea...

CON. Ma Che COSa.' (impaziente)

Cola II nome...

Con. Il nome...

E conoscer da me vuoi?... Cola Voi saprete dirlo a me.

Con. Va, babbeo, pe' fatti tuoi.

( respingendolo indispetilo) COLA (alquanto risentito rivolgendosi ad Oreste)

Eh che modi!... adagio... ohe! II sapreste voi?

Ore. (respingendolo) Va Via.

Cola Eh messere non urtate.

Voi ? (rivolgendosi a Pilade)

Pil. (respingendolo) ftfa questa è frenesia! Cola Sono un uom!... non m'aizzate.

Deh mi dite a chi mandato

[a Zanni ed al Coro)

Fui da Tazio qui a servir. Zan., Coro Ci hai stancato, ci hai stancato !... (respìng.)

PRIMO 11

COLA (quasi piangendo)

Ma chi mai mei potrà dir ? (prorompendo) Per bacco, qui a Venezia

Non troverò un amico

Che sappia a me rispondere

A quel che chiedo e dico;

E io so' che quivi gli uomini

Son pieni di bontà. Per carità spiegatevi,

Mi fate un tal favore.

Vedete, sono un povero

Meschino servitore!

Vorrei tornare in Napoli,

La patria mia sta là: Ivi son donne ed uomini

Un mar d'umanità.

(gli altri circondano Cola3 e con minaccia)

Gli altri Zitto, non far più strepito, Non profferir più motto, A un'altra sola ingiuria Il cranio t' avrem rotto: O pure per correggere La tua stupidità, Nel fondo de' suoi vortici Il mar t'accoglierà.

(l'Z Coì'0 spinge Cola dentro e si allontana j gli altri restano)

SCENA V.

Il Conte, Oreste, Pilade, Zanni, e poi Pasqualino,

Con. Dagli, dagli.

Z-an. Al riposto.

Acqua e Gazzetta, Pasqualin. Pas. Sta bene.

(entrando ambedue nel caffè)

Pil. Conte ?

Ore. E le belle ?

Cor?. Ebbene?

ri ATTO

Ore. È già un buon mese...

Pil. Che le due bambine...

Coi*. No, no, son tre.

Ore. Che in gondola vedemmo...

Pil. Rintracciar non si ponno ?

Con. Forse d'allor saran cadute in sonno!...

Ore. Ma il gondolier non disse?...

Pil. Che di Padova veniamo a por dimora

Proprio in Venezia? Con. È fatta!

Ore. Che! Con. Un'idea!

Pil. Delle tue?

Con. L'ho già trovata!...

Pil. Un'altra nonna? {ridendo)

Con. Oh ScioCCO? Odi... {ad Oreste)

(parlando fra loro) ZAN# (a Pasqualino uscendo dal cajfe) Hai tu inteso?

Pas. Sissignore, ho compreso; Far si vuole una burla

Al signor Muzio ! (parla con Zanni)

Con. Solo nella casa

Che dicon delle brutte... Ore. Aver la cova

Ivi potrian le belle. Pil. Ebben, l'impresa

A penetrarvi sta. Con. Son penetrato.

Ore. Eh! Pil. Ih!

Con. Ah!

Pas. Zanni) ln vero il mondo è bello!

(parlando tra loro)

Zan. Sta dunque bene all'erta, furfantello.

(vanno via* Zanni in piazza* Pasqualino nella bottega)

PRIMO 13

SCENA VI.

Cola e i suddetti. Cola rimane in fondo non visto dagli altri.

ColaNìuiio ha pietà di me!... Se noii lo trovo,

Dove alloggiar, dove pranzar ? Con. Vi sfido

A chi entra prima dalle brutte. Ore. Accetto.

Pil. Ah! Ah! Con. Che c'è?

Pil. Scommetto:

Di Muzio in casa io piomberò. Cola Di Muzio!...

Oh! l'ho afferralo a volo. Con. Eh! i! paladino!...

Ore. e Pil. Io vincerò. Con. Vincere è il destino mio.

(si danno la mano e partonoj il Conte ed Oreste a sinistra s Pilade è per entrare a destra^ ma è fermato da Cola)

SGENA VII.

Cola e PHade.

Cola Un momento, messer. (firmando Pilade)

Pil. Ohi! sei tornato ?

Cola Sì, sì; l'ho trovato.

Pil. Chi?

Cola Messer Tazio.

Pil. Tazio ?

Cola A Muzio, Padova

Mi manda... Pil. Eh, via ciarlone! (avviandosi)

Cola M'imbroglio; ma ho ragione... (ritenendolo per l'abito)

Messer Tazio sta a Padova; e Messer Muzio

Sta in Venezia: io sto qua. Pil. ?

Cola Servo o fante

Io son; ma in pari tempo un uom di zelo...

U ATTO

Pil. (Oh... la sorte mi piove or dal cielo...

All'opra!) Cola Or dov'è Muzio!...

Pil. È qua... (Bisogna

Allontanarlo.) Cola Presto...

Ho fame e sete !...

PlL. Prendi. (gH una moneta)

Cola Che ?

Pil. Una lira.

Cola A me?

Pil. Va all'osteria.

Cola Ah! sciogliendo si va la stregheria!

Dov'è messere? Pil. È là...

Cola d'ove in serbo.

Ho messo la valigia? Pil. Alla dogana...

Appunto. Cola Io vado.

Pil. A te sarò di scorta.

Cola Gran mercè! gran mercè! Pil. Vien su.

Cola Messere!

Pil. (Sino a doman sarà fuori sentiere). (viario)

SCENA Vili.

Zanni, varii Gondolieri, poi Pasqualino.

Zak. Marco... Zeno... {chiamando)

Altri Gon. E Muzio?

Zan. Or viene.

Altri Gon. Oh! ci siam.

Za*. Ma zitti, ve!

Coro Presto a noi. -

Parte di Gon. C'è ch'il trattiene? Zanni)

Zan. C'è il garzon... {al caffè) Garzone?

Tutti Ohe!

PRIMO 15

Vas. Tu che vuoi?

Zaiv. Vien qui furbetto,

Muzio al laccio or or cadrà. Pas. Ho capilo.

Coro È un bel giochetto

Che un caffè gli frutterà. Tutti ifra lor<>)

Su le punte d'ambo i pie

Zaffe! abbranca, e via di qua. Che vuoi tu!... Chi sei?... Che c'è? Dagli al ladro!... dagli... dà. Che caffè! ci ha un pegno sa... Tazze a tutti - buon caffé! Egli ha soldi in quantità, Chi è babbeo pagar qui de. Zitto, zitto, vien di già... Noi berremo, ei pagherà.

{Pasqualino entra nel caffè* Gli altri partono)

SCENA IX.

ISi tizio con un paniere carico di commestibili venendo dalla via opposta a quella ove gli altri sono entrati.

Che importa a me se dicono

Ch'io sono un bietolone...

Tant'è, non si può smuovermi,

Non cambio d'opinione,

Io dico quel che sento:

Sono figlie le ragazze

Sempre in balìa del vento,

Al par di lui pazze;

Se sciogli un po' la femmina

Svaporagli la testa...

Diventa una tempesta,

Non la si può frenar. Chi brama un codice per la famiglia, Se ha figlie nubili, venga da aie.

i 6 ATTO

Il mondo è tristo: chi piglia, piglia

E dalle trappole scappar si de'. Ho due ragazze... due gelsomini,

Nel cui bel calice il miele sta; Tremi la schiera de' damerini,

A far costodia e' è qui papà. Pria d'ogni cosa l'ho ben serrate;

Luce non hanno di libertà; Poi di fatiche le ho soffocate,

E un'ora sola d'ozio non v'ha. Non ci ha veruno che le conosca;

Visite intorno non s'usa far. Non entra in casa pure una mosca,

a balli e canti le lascio andar. Con servitori, colle vicine

Ch' elle contrattino giammai non vo'; Quindi i biglietti, le ambasciatine,

Il regaluccio volar non può. Ond'è ch'io solo portando il cesto

Mi fo le spese la sera e il dì. Solo, sì, solo riparo è questo,

E puoi tu i guai fuggir così. Ho due ragazze., due gelsomini,

Nel cui bel calice il miele sta. Tremi la schiera de' damerini

A far custodia c'è qui papà.

(nella Joga de* suoi pensieri, Muzio ha lasciato il paniere sul tavolino presso il caffè _, Zanni ha J atto capolino, tacito ed accorto , lo ha tolto via)

CouO DI DENTRO

Al ladro! al ladro! Muz. Ahi misero!

{avvedendosi della perdita del paniere) La Spesa ! (corre all' indizio delle voci)

PRIMO 17

SCENA X.

Zanni col paniere di Muzio, e Gondolieri, poi fi*asqualino.

Zan.,Coro Va OVe VUOi. (a Muzio che s'allontana)

ZàIN. Bottega ! (avvicinandosi al caffè)

Cono Chi qui...

Zan. {consegnando il paniere a Pasqualino con attenzione)

Pas. Rosolio

Subito. (entra per riuscire col paniere)

Zan., Cono Amici, a noi...

(tifi garzone posa su dy un tavolo delle bottiglie e de* bic' ckierini di rosolio. Coi bicchierini colmi in mano)

Chi vive senza industria Di tutto è sitibondo: Quaggiù ci vuol giudizio; È del più furbo il mondo. Bisogno abbiam di vivere D'un modo, oppur d'un altro; E sempre chi è più scaltro Rimane vincitor.

SCENA XI.

Muzio tutto affaticato e stanco, e i suddetti, poi Pasqualino.

Muz. Ah morir più di bile non credo!... L'ho perduto! è fuggilo!..

ZaF. CoilO (restituendo vuoti i bicchieri al garzone)

Qui prendi. Muz. Ehi garzon!... Ma dentro che vedo!

{guardando entro il caffè) Il mio Cesto? (corre infuria entro)

Pas. Lasciate! (dentro)

Zah., Cono L'intendi. (lra l°ro ridendo)

Muz. ESSO è mio... (uscendo respinto da Pasqualino)

Pas. State queto; esso è un pegno;

Quattro lire e ne siete padrone.

48 ATTO

Muz. Tu sei pazzo!

Cono (ridendo) Ah , ah, vale un regno.

(guardando il paniere) Muz. Posa (Jlli... (afferrando il manico del paniere)

PAS. Quattro lire. (tirando a si)

Zap?., Coro Ha ragione; Muzio)

S'egli è pegno, dee darsi il riscatto.

Muz. Quattro lire. '

Pas.,Zaiv.,Coro Or non fate più il malto.

Muz. Ah una fune! un capestro! ah una spada! Perchè alcuno ammazzato qui cada.

Zaw.. Coro, Pas. Pazzo frenetico Già diventò.

(girando intorno a Muzio e modestamente carezzandolo) Muz. (con rabbia crescente)

Mi sento un fremito

Per Tossa scorrere...

La rabbia, l'impeto

Frenar non so. Guizzano i muscoli,

Divento idrofobo,

Da me scostatevi

O morderò!...

(Zanni e Coro si allontanano^ Pasqualino entra nel caffè e Muzio si getta a sedere presso il caffè stesso)

SCENA XII.

liuzio e Zanni.

Muz. Sfinito io soni... bottega! Zan. Eccomi pronto.

Muz. Caffè! Zaw. La servo.

Muz. E non ti muovi ancora?

Zapc. Oh buon giorno, signor! Muz. Schiavo divoto!

Zan. Oh non m'inganno... il genitor voi siete Di due belle ragazze...

PRIMO 19

Muz. Eh via, briccone,

Che mi cianci di figlie e genitore!

Dammi e presto il caffè! Zan. Corro, o signore!

Muz. Anche costui delle ragazze è al fatto!

Lasciai la patria e Napoli

Abbandonai soppiatto

Colle figliuole e a Padova ne venni;

Ma, ahimè, che tosto intorno

Una torma dannata di studenti

La casa m'assedia la notte il giorno !

E la terra fuggii, dell'onde in seno.

Sicuro io mi credei, tranquillo appieno.

Ma invan, son già scoperto.

Che far? ci asconderemo in un deserto!

SGENA XIII.

E* ilari e vestito da servitore, e detto.

Muz. (Son morto.) («* siede presso un tavolino)

Pil. (Eccolo, a noi.

Signore garbatissimo...

M'insegni un po' la strada dove sta

Quel signore ch'io cerco. Muz. (Ci mancava quest'altro.) Pjl. Vengo da Padova e stanco assai...

M'insegni per piacere.. Mcz.Ma chi cerchi, o babbion, si può sapere? Pil. Io cerco messer Tazio... no, mi sbaglio,

Messer Muzio... cioè mi chiamo Cola. Muz. il servitor che aspetto.) Muzio io sono. Pil. Conosciuto non v' ho... chiedo perdono. Muz. Un foglio avrai per aie... Pil. Sì, sì, l'ho qua... oh Dio, me l'han rapito.

(cercando nelle tasche)

No, no, che F ho perduto,

Ho le tasche forate, e m'è caduto.

20 ATTO

Muz. Sei un balordo; in casa vieni meco.

Pil. Favorisca a me il cesto.

M(JZ. Eccolo; mi precedi e corri lesto. (per andarsene)

SGENA XIV.

Cola dalla destra, e suddetti.

Cola Mandarmi in altra via,

Scellerato!... ma buon che il mio bagaglio

Ho tolto alla dogana. Muz. Eh là, va saldo.

Cola Ecco un altro... (vedendo Muzio) Ah potessi

Uscir da tante pene. Pil. Che vi pare ? Muz. Più lesto...

Pil. Ed or?i

Muz. Va bene.

Cola (avvicinandosi a Muzio,, e mostrandogli la lettera che ha in mano) Faccia grazia, padron mio. (dandogli la lettera)

Pil. tornalo, or come fo!...)

Muz. Muzio io sono... e tu?

(leggendo la soprascritta della lettera)

Cola Son' io

Cola. Muz. Tu?

Pil. Son io.

Cola No, no...

(Pilade afferra Cola, e lo trae ad un angolo della scena : ad un altro angolo resta Muzio che schiude la lettera^ e la legge)

Pil. Dimmi in grazia, chi tu sei. (a Cola)

Cola Chi sei tu saper vorrei.

Pil. Io son' io, qual sei tu adesso.

Cola Io già fui, ma son lo stesso.

Pil. Pazzo! Cola Pazzo !

Pil. La mia madre

Figliò sol questo ragazzo.

PRIMO

21

Cola

Son lo stampo di quel padre Che mi fece.

i

PlL.

Pazzo!

Cola

Pazzo!

PlL.

Forse siamo un solo inesto.

Cola

No, protesto, no, protesto.

PlL.

Siam due gemme in un anello.

Cola

Uno è Cola, od io son quello.

PlL.

Ma tu sei!

Cola

Son' io.

PlL.

Qual sono. Parla, parla, e ti perdono. Se per gioco io m' arrovello Il bargello correrà.

Cola

Parla, parla, e ti perdono. Se per poco - cresce il fuoco Qui la forza correrà.

Muz.

Come fila la matassa?... {dopo aver letto laletten

Liscia, liscia non si passa;

Qui c'è imbroglio, e mal talento.

Muzio, Muzio, statti attento!

Ah! la testa già mi vola.

Di quei due chi è il vero Cola?

Qui ci cova un gatto reo:

Chi è il babbeo - qui si vedrà.

(risoluto si rivolge a Pilade)

Dimmi chi sei?

<0

PlL

Son l'unico

Cola.

Cola

No, no, io son quello.

Muz.

Tu donde vieni? Pilade)

PlL.

Padova È il mio natale ostello.

Muz.

E tu ? Cola)

Cola

Mi manda Tazio.

Pil.

Ei manda me. (a Muzio)

Cola

A me manda. Muzio)

Pil.

Sta zitto, brutta mummia! (* Cola)

22 ATTO

Cola Sta zitto, brutta sfinge! P^de)

MuZi (a Palide mostrando il foglio)

E questa è quella lettera? Pil. Quella che fu involata.

Cola Bugia, bugia! credetemi, (risoluto)

Tazio a me sol l'ha data. Muz. E tu qui vieni? Cola)

Cola ti Muzio

Per servo. Pil. Io sono il servo...

Cola Sta zitto, brutto rettile.

Pil. Sta zitto, brutto cervo.

MUZ. Muzio? (a Pihde)

Pil. (senza dar tempo) In Venezia a Tazio

Chiese un'ottima spezia. Muz. E?... c°la)

Cola Senza tempo e spazio (senza dar lemP°)

Chiamaste me in Venezia. Muz. Tazio? (a pilade)

Pil. Mi die l'indizio.

Muz. L' indizio? (a Cola)

Cola Ad equinozio.

Muz. E a Muzio? Pilade)

Pil. Abbi giudizio.

Muz. E a Tazio? (* Cola)

Cola Egli è un negozio.

Muz. Non più, non più, che strazio!

Poffar di Muzio e Tazio!

Malanno all'equinozio,

A Tizio col negozio...

Venga ad entrarbi il rantolo

Io Sto Crepando qua. (8U respinge e prende il cesto)

Pil. Come! (seguendolo)

COLA Ma no... (seguendolo pure)

Muz. Scostatevi.

Pil. Udite il ritornello.

Muz. Udir non vo' una sillaba,

Sei ladro, o ladro è quello.

PRIMO 23

Pil. Io sono...

Cola Io son...

Muz. (adirato) Finitela,

O impugno il mio bastone.

(avendo preso il cesto per incamminarsi) PlL. IO mi CUCÌO all'abito, {trattenendolo)

Cola Vi unisco al mio calzone, (string. a Muzio)

Muz. Ite, O Storpio! (alzando un pugno)

Pil. Ohimè.

Cola E tutto questo a che? (a Muzio)

Son corso tante miglia, Privo d'un sol quattrino. Credea trovar famiglia, . Ed or son più meschino! Ahimè, mi vien da piangere, Ma piangere non vo'. Pil. Non gli badate un cavolo: Muzio)

Udite ciò ch'io dico, Ei solo mente e simula, Non gli credete un fico, Son false queste lagrime, Egli ingannar vi può. Muz. Pare, o non pare... a Padova (fra sè)

Chi gabba non si sferza: Credete, in questo genere, Venezia non ischerza, C'è un ladro senza dubbio, Ma qual de' due non so. Muzio, sta attento, o le la fanno! Ma come intanto, scoprir l' inganno... Pil. Signor, credetemi,

Cola son'io; Dell'esser mio Prove darò. Colui... cacciatelo Mio buon padrone; Questi è un briccone; Che v' ingannò.

24 ATTO PRIMO

Muz. Perdo la bussola,

Perdo la testa

E la tempesta

Crescendo va; Qui non v'ha dubbio,

C'è un traditore,

C'è un impostore,

Ma qual sarà? Cola Mia madre fecemi,

Vi do' parola;

Sempre fui Cola ,

Non so' mentir. E tu, birbante,

Vatti in malora,

Il nome ancora

Mi VUOi rapir! (escono òisticchiando)

FINE DELL'ATTO PRIMO.

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA.

Sala terrena: ai lati stanze diverse: in fondo grande arco chiuso da vetri che mena in una corte murata ed alberata.

-àlbum, 83 orni Ila e Mimosa, le due prime ricamando presso un telaio, l'altra ratoppando una calza.

Ale. Lavora, ognor lavora (a Romilla)

Altro non sai tu dirmi. Rom. E non è peggio

Starsi in ozio così? Poiché la sorte

Prole ci fé' d'un padre

Pauroso di lutto e ch'odia il mondo,

Passar dobbiamo Tore

Sempre nella fatica.

Ald. (sospirando ed alzandosi) E nel dolore!

Misi. Eh là! fraschette mie,

Se uscir vogliam di pene

Un poco più di senno a voi conviene. Rom. E in che? Mim. Nel coglier destre

I momenti opportuni, all'uopo il mento

Chinar sul petto, ed or levarlo in alto,

Caule tentar l'assalto

Di qualche lagrimetta,

Una preghiera in fretta,

Un cupo sospirar, qualche carezza.

E per colpo final, lo svenimento.

Così vinconsi i padri un po' testardi. Rom. Egli non ha riguardi...

Ci ha seppellite vive. Mim. «Sì, ma spera.

26 ATTO

"Noi non siam morte, e vedi, appena il piede "Fuor di casa movemmo, «Quando da Padoa qui traemmo, e tosto »Tre lieti zerbinotti »À gara ci facean da cascamorti. Alb. "E ciò fu peggio. Rom. "Il padre

«Chiuse ci tien fra i murf e sparge voce «Che ha figlie brutte in casa. Mim. Ma pur non si diffidi. Alb. Di chi?

Min. Dell'avvenir. M'odi e sorridi.

Alb. Come si può sorridere

Strette fra i ceppi ognora! Splende il piacer talora, Ma è un lampo, e non è più. Meglio è morir che vivere

Dannate a schiavitù. Qual' usignolo in gabbia A libertade anelo, Già langue sullo stelo Il fior di gioventù Meglio è morir che vivere Dannate a schiavitù. Mim. Baie! baie! -un sol momento

Può cangiar il nero in rosso: Il puntello del tormento Può di botto esser rimosso. Rom. Sì, nel core a me pur dice

Una voce lusinghiera: Non temer, sarai felice, Verrà il giorno, spera, spera. Alb. Ah chi sa ! la mente mia

Quest'idea vagheggia ognor. Rom., Mjm. Spera, spera è una follia Fin T eccesso del dolor. Alb. No, la mente non sostiene

Il dolor di giovili core:

SECONDO 27

Che sol chiede un po' d'amore Ed amor trovar non può. Ah l'assenza di quel bene Come in tomba il cor rinserra; È una larva sulla terra Chi d'amor non palpitò. Mim. Con questi piagnistei sciupar tu vuoi Dalle mie guancie il rubicondo fiore. Alb. E donna fu mai lieta senza amore? Rom. E senza amanti si può viver l Mim. Taci :

Sorte giova agli audaci; Muzio al tramonto dee porsi in cammino, Dopo due giorni poi farà ritorno; Oggi è l'ultimo del carnevale... Roi\i. E a tutto ciò che vale? Mim. A uscir dal nido.

Alb., Rqm. E Cola? Mim. Oh! scioccherellé...

Egli è un babbeo piovuto dalle stelle. Sappiate... Alb. Viene il padre!

(volgendo lo sguardo verso le stanze interne)

Mim. Zitto! all'opra.

(ricomponendosi al lavoro con le altre)

SGENA li.

Muzio , Cola e le suddette. Mhz. Mi indossi, o no, in malora

(porgendo le braccia per adattarsi l'abito che Cola scon- ciamente gì* indossa)

Questo vestito? Cola Ahi! Ahi! (piangendo)

Muz. Tu piangi!

COLA (sempre non riuscendo a por l'abito a Muzio) Iq mente

Mi vien quel ribaldaccio. Muz. Presto...

28 ATTO

Cola Un ladro

Voi creduto m'aveste, se per caso Non ci avesse incontrati il vostro amico Cui presso messer Tazio Era ben nota già la mia presenza.

Muz. Da qua: perder mi fai la sofferenza.

{strappando l'abito dalle mani di Cola) MlM.,RoM., Alb.

Ah! ah! Muz. Ridete? Or via, debbo star solo.

Mim. Perchè? Muz. Voglio così!

Mim. Non tanto tono,

Fratello! Muz. In casa mia padrone io sono.

MlM. Venite... (alle donne)

Rom. (Di soppiatto

Ascolteremo.)

SCENA IH.

Muzio e Cola.

Cola Oh! gioia... oh! gioia... oh! gioia...

Muz. Che c'è?

Cola Quanto son belle

Le vostre ragazze! Muz. Ti piacciono eh? Cola Ma quanto!

Voglio star notte e giorno a lor d'accanto. Muz. un babbion; così ci vuole.) Ascolta:

Io parto questa sera. Cola Ahi! ahi!

Muz. Che avvenne?

Cola E qui chi porta il pranzo? Muz. E là, buffone.

Le chiavi del portone

Son queste.

SECONDO 29

Cola E che ne fo?

Muz. Non devi aprire

Che solo a me! Cola Comprendo.

Muz. Entrare in casa

Neppur deve una mosca. Cola E se si ficca

Pel buco della toppa. Muz. Chi?

Cola La mosca.

Muz. Oh! si dice così.

Cola Va ben. (correndo alV useìo)

Muz. Che fai?

CoLAVerrò a chiudere la porta.

Muz. E io com'esco?

Cola È ver, non ci pensavo.

Muz. Hai inteso?

Cola Quanto mai.

Muz. Buon giorno.

Cola Schiavo.^0'20)

SCENA IV.

Albina, Romilla e Mimosa,

Mim. Avete inteso?

Rom. Se ne andò.

Alb. Ma Cola

Serba la chiave. Mim. All'arte. Aprirci deve;

Imitatemi. Rom. A noi.

SGENA V-

Cola e le suddette.

Mim. Vien qui...

{tirando a Cola con amorevolezza) ROM. M' ascolta... (come Mim.)

30

ATTO

Alb. Odimi... (come le due)

Cola

Adagio, adagio, ad una ad una;

Son

qua per tutte.

Alb.

Hai tu pietà?

Rom.

Ti muove

Umanità?

MlM.

Tu nutrì

Sensibilità?

Cola

Ma... ma... Ove degg' io

Aver siffatta roba?

Mim., Rom

:., Alb. Ah, Cola mio!...

Alb.

Cola... (supplichevole)

Cola

"Che c'è?

Alb.

Desidero. .

Cola

Che cosa?

Alb.

Un po' di spasso...

Cola

(Povera figlia!...)

Alb.

Darmelo

Tu puoi...

Cola

Ma di', che vuoi?

Alb.

Voglio veder le maschere...

Cola

Le mascere? no, no...

Alb.

Sì, sì, noro farmi piangere;

Questo diletto io vo\

Rom.

Cola ? (supplichevole)

Cola

(Ecco un'altra!)

Rom.

Ho un pungolo...

Cola

Dove?

Rom.

Nel cor mio lasso...

Cola

(Povera figlia!)

Rom.

Molcere

Tu il puoi...

Cola

Come si può?

Rom.

Fammi veder le gondole...

Questo diletto io vo\

Mim.

Cola? (a Cola supplichevole)

Cola

Voi pure? (con alquanto disgusto)

Mim.

Ho un fremito... (scostandosi)

SECONDO 31

Cola Di che?

Mim. Di un po' di chiasso.

(andandogli presso)

Cola Lontano sia!

Mim. Vuoi renderti

A me? Cola Che dite? oibò.

Mim. Andiamo per Venezia...

Questo piacere io vo\ Cola Per dare a voi solletico

Ucciso poi sarò. Ale,, Rom., Mim.

No... Cola No...

Alb.,Rom., MlM. No... no... (stringendosi a lui)

Cola Scusate...

Chiuso è di già il portone. Ale., Rom., Mim.

Aprilo... Cola E a bastonate

M'ammazzerà il padrone. Alb., Rom. Ti rendi al voto mio... Mim. Veder vo' il mondo anch'io.

Cola E a me lo raccontate?

Alb., Rom., Mim.

Cola! Cola Nicola, Cola .. {svincolandosi)

Con voi da far non ha. Alb., Rom., Mim.

Per una volta sola... Cola Care, non posso.

Ale., ROM., MlM. Ah! (carezzevolmente)

Se più ti ostini, o barbaro, A non aprir le porte, Fra disperate smanie Qui tutte cadrem morte... Un gel m' agghiaccia il seno.. Aiuto! io vengo meno. .

32 ATTO

Carino, mio carino,

Ti muovi alfin per noi,

Poi chiedi ciò che vuoi;

Tutto daremo a te. Cola (Come si può resistere

A queste lagrimucce!

Mi sento in gola stringere...

Povere zittellucce!

Pian pian, veti, che destino?

Non posso mai far bene...

Ma che cos'è quel piangere?

Muoiono di dolore!...

E tieni, tieni, tieni;

Poi più a tener non c'è!) àlb., Rom., Mim. Ah ! tu cedi ! Cola (Ahi, dove vado!...)

Alb., Rom., Mim.

Vedrai balli, udrai tu canti. Cola (Ah! son vinto, impietosito.)

Alb., Rom., Mim.

Quante feste! quanti incanti!

Poi ne andremo presto presto

A cenare nel caffè! Cola Sì, davver? Quand' è così,

Più pericolo non v'è.

Alb. Egli Cede. (con Sioia estrema)

Mim. Su, t'affretta, Romilla)

Qui le maschere celate,

(Romilla parte e subito ritorna con varii dominò 3 berretti, ecc.) Oh buon Cola! (rivolta a Cola)

Alb. Oh gioia!

Cola {sfuggendo Mimosa) Aspetta...

Rom. Ecco...

Alb. A Voi... (dando un dominò a Mimosa)

MlM. Sì...

Cola Deh! vi sbrigate...

SECONDO

MlM. \ te pure, {dando una parrucca a Cola)

(Albina e Mimosa aiutano Cola ad indossare una giubba. Cola non ne trova il verso)

Cola Fate piano.

Mim. Poveretto! è un po' attillata.

Cola Io trovar non so la strada.

(affaticandosi a porre il vestito) ALB.RoM.MlM.PrestO, presto, (aiutandolo tutte)

Cola Andiamo via.

Che figura originale! ArjB.RoM.Mni.il destin sorrise a me

Benché io fossi poco esperta,

Voglio entrare anch'io nel mondo:

Respirare all' aria aperta

Esser deve assai giocondo!

E se uri vago giovinetto

Saprà accendermi nel petto,

Il vulcano dell'amore

Grata a lui mi troverà. Cola Fra le feste ed il rumore

Afferrando questi e quelli,

Voglio far di tutto core

Mille salti e giocherelli,

Oh che gioia! in quei trambusto

Rider voglio a crepapelle,

Con voi care mie zitelle

Divertirmi anch'io saprò, iyiano tutti)

S G E N A VI.

Piazza. Odesi un'armonia festosa:

Varie maschere in diverse foggie girano qua e per la piazza.

Coro di maschere, poi B*ilade mascherato da Arlecchino.

Coro La nostra vita è d' avventura,

Sotto la larva tutto è permesso ,

Tolta in tal guisa ogni paura;

Scherzar con tutti ci vien concesso.

Vivan le maschere, vivan le maschere. Pjl. E vivan sempre chi le inventò.

(con larva sul viso, irrompendo nella folla)

Le Precauzioni 2

U ATTO

"Udite, udite... breve la storia «Dell' Arlecchino narrare io vo\ Cono ^Udiamo, udiamo - facciam silenzio.

Pjl. «Fatemi circolo - principio io do'.

(tutti circondano PilacU)

"Della maschera italiana "Genitore è l'Arlecchino; "Tanto ei sa con arte strana "Con un feltro e un mascherino, "Con un abito qual iride "Variopinti a più colori, "Imitar diversi umori ??E ridendo corbellar.

"Presso Bergamo alla vita "Arlecchin s'è visto sorto: "Osservò gente infinita "Con ingegno acuto e accorto: "E la terra nel percorrere "Fascinò si gli abitanti, "Che lo preser tutti quanti "Qual modello ad imitar.

"Conceduto fu soltanto

"Per la mente sua destra,

"Ch'ei menasse con gran vanto

"La sua scutica maestra.

"E così con le facezie,

"Con bei sali, e lepidezza,

"Mertò quel che il mondo apprezza.

"11 giocoso stafilar.

«Finché in palco s'è mostrato, "Arlecchin svegliato ha il riso "Dalla maschera salvato "Che celava il vero viso. "Ai suoi frizzi il volgo applaude "Benché ognor ne sente il morso; "Ei fa intanto più concorso, «E bei soldi sa cavar.

SECONDO 35

??Ma poi quando l'Arlecchino

«D'imitar nacque mania,

"Quando senza mascherino

«Fu menato sulla via,

«Cadder tutti e motti e lazzi,

«S'oscurò l'antica fama

«Perchè in tutti nacque brama

«D'Arlecchino contrattar. «Popolarsi P universo

«D'Arlecchini fu veduto,

«E di cenere cosperso

«Fu 1' autor disconosciuto.

«Non coperto più di maschera,

«La sua fama trovò morte

«E al meschin toccò la sorte

«Di far tutti sbadigliar. «Ma volendo al primo onore

«Richiamar padre Arlecchino

«D' uopo è l'abito a colore,

«Vestir feltro e mascherino;

«Affinchè sotto la maschera,

«Che ciaseuno rassicura,

«Dato bando alla paura

«Possa il mondo corbellar. «Torni, torni, e donde emerse,

«Sulla scena ei solo resti,

«E le grazie già disperse

"Di bel nuovo al mondo appresti.

"Ogni sciocca e goffa immagine

"Sia dovunque condannata,

"Sia bandita, sia beffata,

"Ond* ei torni a trionfar. "Viva viva V Arlecchino

"Che tal maschera inventò.

"Con un feltro e un mascherino

"Imitare ei tutti può.

(// Coro si disperde^ Arlecchino entra nel caffè)

36 ATTO

SCENA VII.

.albina e i&oimilla in domino roseo, con larva sul viso; dal lato destro e dal sinistro; ed Orestfc in domino nero senza larva. Poi t*ilade in domino nero.

Alb Rom. (ìnCeì'te e timorose fra loro)

Abbiam perduto Cola e Mimosa... Che mai faremo sole così? Ohe. Due mascherette color di rosa! (a P'd.fra loro)

Di tu vanne; io vo5 di qui.

(si avvicina ad Albina piacevolmente)

Vezzosa maschera...

Alb. (con ritrosia) ]\_05 n0...

Ore. PlL. (a Romilla con voce umile e di preghiera)

Ti piaccia Farmi la grazia d' un sol caffè.

ROM. No, no... (con ritrosia)

Ore. PlL. (ciascuno all'una delle donne, pigliandole pei' la mano)

Non volgere di la faccia.

Alb. Rom. (disimpacciandosi dai due)

No, no; lasciatemi... Ohe., Pil. (seguendole) Deh! cedi a me.

Alb. Rom. (strette fra loro)

Che dici? Rom. Infine qui non e' è male.

Alb. Saremo accolte con civiltà.

a 2 Siam tra le feste del carnevale;

Vedrem noi pure come si fa.

Ore., PlL. Deh! Cedi... (ciascuno a ciascuna) ALB. Rom. (ciascuna a ciascuno)

Accetto. Ore , Pjl. Brava, oh qual gioia!

Tutta la sera goder saprò. Alb., Rom. (tra loro)

No, questo incontro non mi noia, Assai gradito tornar mi può.

(entrano nella bottega del caffè* togliendosi le donne le larve)

SECONDO 37

SGENA Viti.

Mimosa e Cola in maschera con larva sul viso; poi il Conte in domino nero.

MlM. Dove SOlì ? (cercando intorno con cautela)

Cola Saranno morte.

Mi*. Le hai vedute ?

Cola E chi Io sa !

MlM. Sii, SU, avanti, (incamminandosi trascinando Cola)

Cola Or v'è la sorte!

Lasso lasso io sono già.

Coi*, (vedendo Mimosa ed afferrandola per la mano)

Ah ti trovo mascheretta, Or non puoi fuggirmi più.

Miti. No, lasciate... (facendo sforzi a fuggire)

COLA (alzandosi con impeto e bravura) Ohe !.. Ohe !... aspetta.* .

Che pretendi ? Coin. Taci tu!

Mim. Dominò, non lusingarti;

Le compagne ho da trovar. Con. Vien qui dentro a ristorarti, (additando ìi caffè)

Miai. Cola?... (* Cola)

COLA Che ? (a Mimosa)

Mim. Che dobbiam far?

Cola Ah!

Mim. Ma siamo in carnevale.

Cola Folleggiar concesso è un dì.

Con. Certamente non e' è male.

Che mai dici? Mim. Io dico ?

Coi\. Vieni, vieni, o mia Sibilla;

Tu l'Olimpo schiudi a me. Mim. D'allegrezza il cor mi brilla,

Vo' goderla accanto a te. Cola Eh che fai? va piano piano: (al Conte)

Un tantin ne resti a me;

Tengo io pure un petto umano

Ed un cor qui dentro e' è.

{entrano nella bottega del Caffè)

38 ATTO

SCENA XI.

Causai, Pasqualino e Maschere di vario genere spingendo a forza AB tizio innanzi.

Zar., Pas. Qui venga pur, ser Muzio; e Cono Qui far vogliamo un gioco.

Muz. {oberandosi delle mani di alcuni ed incappando in quelle de altri3 e tutto infuriato)

Lasciatemi.,, lasciatemi... Io getto fiamme e fuoco... Come, perchè?

In Venezia Stanotte io son restato... Perchè ?

Perchè da Padova Un foglio or m'è arrivato..» E a che ?

Per un negozio Di vino, di olio e lana... E poi ?

Poi stringer devesi Nell'altra settimana... Ebben ?

Ma via, scostatevi..* A casa son tornato; E dal solaio al lastrico Sta tutto ben serrato. Come!

Sta chiuso, catterra! Io batto, batto, ballo... Nessun mi sa rispondere; Ed io picchio come un matto! Che dunque?

Son le femmine Di casa uscite tutte. Ah! ah! non è possibile: (ridendo) Fuggite son le brutte!

Gli

ALTRI

Muz.

Gli

ALTRI

Muz.

Gu

ALTRI

Muz.

Gm

ALTRI

Muz

Gli

ALTRI

Muz,

Gli *ltbi Muz.

Gli altri Muz.

Gli altri

SECONDO 3y

Mcz. Eh, non ridete, io mastico

Sorbe immature e fiele,

Si fa ad un padre cabala,

Così, così crudele!

Fra tante strade dubbie

Che mai sperar potranno?

Dal mondo e dalle astuzie •Come si salveranno!

Ahimè! che pari a un bufolo

Stizzito io son davvero:

E se le giungo a cogliere,

Le concio come va. Gli altri Non esser si severo;

Son brutte, fan pietà.

Mhz. (sì divincola dagli altri ed entra nella bottega di caffè pieno d'iva, seguito da Zanni e lutti)

Maschere di vario genere, poi tutti Ritorniamo in allegria

Or che siamo in giovinezza: Chi vuol esser lieto, sia, Del doman non v'è certezza.

Voci di dentro Ah!

CORO Qual grido, (guardando perso il caffè)

Cor*, (esce precipitoso e rivolgendosi al coro)

Lungi Muzio Via traete... Pas., Coro In noi riposa.

Coin. Finché due non cangiali d'abiti...

Coro Dipendiam da te.

Mcz. (spinto fuori del caffè da Pasqualino e Zanni gridando)

Ah!

Coro (a Muzio circondato) Che f U ?

Mcz. L'ho vedute ì

Pas.,Zan.,Coro (demando Muzio) Senza maschere? Mcz. No, veslian color di rosa.

Cono E un inganno!

(Vdade 3 Oreste 3 il Conte 3 Cola e le donne escono dalla bot- tega del caffè. Tutti sono con la larva sul viso j ma Oreste t Pilade hanno scambialo i loro domino con quelli di /li- bino, e Homi Ila)

40 ATTO

Mcz, (vedendo uscire i domino e rompendo V urto della folla)

Voglio ucciderle. Desse son... non reggo più.

(furiosamente corre addosso a coloro che hanno il domino roseo y strappa ad essi le larve e retrocede con estrema ma- raviglia e confusione 9 veduto esser due uomini)

{fra sé) Come fu!... che veggo qua!...

Son sparite innanzi a me... * Tutte due stavan là!... Impazzisco per mia fé!... Ahi! mi par qual molinello Giri, giri il mio cervello... Le farfalle innanzi agli occhi

10 mi vedo svolazzar... E il vigore dei ginocchi

Piano piano va a mancar. Alb.j Rom. e Mim. Ura loro)

Ah! fuggiam, foggiani di qua!

Tremo già da capo a pie...

Se l'inganno scoprirà,

Vano fia sperar mercè. A nuovo e strano evento

Preda son di rio spavento:

Una nube fosca e bruna

Del suo vel mi copre già... Come nave in ria sfortuna

Agitato il cor mi sta. Ore., Pil. e Con. (tra loro)

Come un tronco ei resta là;

Nulla più comprende in sé,

Per chi ardire in cor non ha

Mai fortuna no, non v' è. Finché il vero non discopra,

11 suo capo andrà sossopra:

Ma girar può in basso e in alto., Nulla nulla ei scoprirà. Questo è il primo; all'altro assalta Ei le spese pagherà.

SECONDO 41

Cola (fra >c)

Io convulso sono già

Dalla testa sino al pie:

Ma perchè tanta viltà...

Ma tremar, tremar perchè ? Queste sono due donzelle;

Son ragazze e sono belle;

Ma se in vista non istanno,

Non si ponno maritar. Così fecer, così fanno

I papà che san regnar.

PaS., Zapì. e CORO (rivolti a Muzio)

Ehi, ser Muzio, come va?

La scoperta in fumo andò ?

D' una gran severità

Ecco il frutto che restò! Oh non sien perciò distrutte!

Le son brutte, bruite, brutte.

Non temete, non temete

Che nessun le sedurrà: Tutto il ben che in casa avete,

Tutto a voi si serberà.

Muz. (scuotendosi e con grande impeto cercando intorno)

Io l'ho vedute; fra voi qui stanno. Tutti meno le tre donine

È matto. Muz. Io pazzo!

Tutti (c°mc sopra) È da legar!

Pil., Ore., Con.

Forse siam noi ? Cono di donne Siam noi ?

Zan., Pas. e Coro d'uomini Siam noi ?

Tutti Chiama l'astrologo, trovarle ei può.

È matto, è matto. Muz. Or io mi scanno.

Alb., Rom. e Miri.

* Pietà ne Sento! (a PUade, Oreste e Conte)

Ore., Pil. e Co.-v. Tacete. (alle lre donne)

Le Precauzioni 2a

42 ATTO SECONDO

TUTTI (accerchiando Muzio) È matto.

Vogliamo ridere ad ogni palio. La polka, il walzer ballar io vo\

(il Coro infesta Muzio* e tirandolo a se or l'uno or V altro , lo invitano a ballare s non esc! usi Oreste _, Pilade ed il Conte) Muz. (neW eccesso del suo impeto ributta ogni ostacolo furiosamente prorompendo)

Ahimè che strazio! Alle amarezze Il cor resistere or più non sa....

Tutte a me toccano queste dolcezze... Un esterminio Muzio farà!

CuLA (come sto) dito)

Di queste trappole!... Di quest'imbrogli!...

Chi sa la fine quale sarà ! Se n'esco libero da tanti scogli

Proprio un miracolo raro sarà.

Gf,I ALTRI (meno le donne * guardando Muzio e ridendo fra loro)

Vedi Muzio come s'adira!

Vorrei scommettere che matto andrà... Lo sdegno e il fremito che già respira,

Certo a mal termine lo condurrà ! Alb, Rom. e Mim. (fra lo>'°)

(Incerta e dubbia mi fa il timore,

Parea sorridere di voluttà. Tra un padre rigido, e un caro amore,

Ansante e timido il cor mi sta !)

(Le donne seguite da Cola e dal Conte fuggono a destra. Gli altri spingono Muzio verso la sinistra )

FINE DELL'ATTO SECONDO,

ATTO TERZO

SCENA PRIMA.

Corte murata ed alberata. Ai due lati due ordini di stanze. All'angolo a sinistra uscio di via.

Mimosa, Alluna, Burnitila. - Mimosa dallo stanze a destra

e le altre da quelle a sinistra.

Mim. Vieni qui...

Rom. Dorme?

Mim. Liniera nolle

Ha muggito qual toro, infin sopito

A sonnecchiar l'ho udito. Alb. Chi sa se la mente è persuasa

Che dormivamo in casa ? Rom. La cosa parve vera:

La gondola leggera

Sembrò volar. Alb. Più di mezz'ora innanzi

Di lui qui ci trovammo. Mim. «Eh! faccia franca,

«E lascia far: non ha viso di vero

«Ch' escan sole e di sera a far le pazze

»Tre leggiadre ragazze. Alb. «E i nostri amanti ?

«Come potremo rivederli ? Mjm. "Zitto,

«Ci penseranno se di noi son cotti :

«Ei la tanna già sanno,

«E se voglion le lepri scoveranno.

«Odo rumore... Rom. e Alb. «Oh cielo!...

Mim. «Andate, andate:

«E ad evitar clamori,

«Rassettate ogni cosa dentro e fuori.

(lìom. entra nelle stanze a destra ed Alb. in quella a sinistra)

44 ATTO

SCENA II.

$3 i sii osa poi Cola. Mim. Mi cuoce veder Cola...

(va per entrare a destra a s'incontra con Cola) Cola (nella massima confusione) AJjj j ahi !

Mim. S'è levato di letto ?

Cola A prima alzata.

Messer vuol nulla? Bu! -Perchè sparate?

Brrr ! - Voi fate il puledro?- Or ora! or ora!,..

Paffè ! misericordia ! Mim. Che?

Cola Ha inciampato

Nel gabinetto e a terra è stramazzato. Mim. Perchè? Cola Non so: c'era qualcosa, e in tasca

Se l'ha riposta e d'ira poi sbuffando

Corre di qua e di là. Mim. Sta in sensi.

Se hai bisogno di me, guarda; io sto all'erta

Al finestrino, (mostrando il finestrino a destra)

Cola E qual bisogno mai

Aver poss'io l

MlM. (guardando a destra) Eccolo !...

Cola Aiuto.

MlM. Taci; dentro ÌO Sto. (entra nel padiglione a destra)

Cola Cola è perduto.

(avvicinandosi fra gli alberi)

SCENA III.

Muzio e il suddetto.

McjZ. (arrestando Cola e tirandolo per un braccio)

Vieni qua. Cola Ahi !... ahi !...

Muz. Ier sera

TERZO 45

Dove fosti ?

(Cola guarda intorno s vede Mimosa presso il padiglione che fa atto di silenzio)

Traditore! (Colagli volge le spalle)

Vieni qua, anima nera.

COLA, (guarda Mimosa j la quale ja gesti di collera 3 onde egli fa movimento di fastidio e sdegno)

Muz.' Non mi far più l'impostore.

Dove andasti ?

Mini. (fa cenno indicando le stanze superiori)

Cola Sopra.

Muz. Sopra!...

Sopra il tetto, in aria?... (Io fremo!) Cola (Crepa !)

MUZ. (fremendo) \\ ver fa ch'j0 discopra ;

Dove andasti?

MlM. (fa un cenno indicando il piano terreno)

Cola Sotto !...

Muz. Sotto...

In cantina!... (Il fiato manca!) Cola (Schiatta !)

MlM. ( fa cenno a Cola che se ne andasse^ il quale fìngendo di zop- picare si muove)

Muz. (fremendo) Ehi! ehi ! non far Io zoppo!

Cola Mi fa male dentro un anca.

Muz. Sta li, e parla, o pur ti accoppo.

Dove andasti impertinente?

Mini, (indicando il luogo ove trovasi)

Cola Qui...

Muz. Qui!...

Cola Certo...

Muz. S' è perduto!

Or t' affogo... Cola Gente!... Gente!

MllZ. (ponendogli la mano sulla bocca)

Non gridar, sei morto!...

Cola (come soffocato 3 quasi piangendo) Aiuto!...

46 A T T 0

Stelli insieme alle bambine Raccontando storielle ; Esse sono assai carine E non vuon restar zitelle; Chi dicea la vecchia storia Di Romeo e di Giulietta; L'ho imparala anch' io a memoria Perchè tanto mi diletta , Poi anch' io per fare il bravo E per dare a lor sollazzo, Le gran gesta raccontavo Del famoso Michelazzo. m

Cossicchè parlando assai Non s'udì picchiar di là. Ah padron, non v'ingannai, Ecco qui la verità.

Muz. Verità. (con *ra repressa e minacciosa)

Cola (con timore) Sì...

Muz. (interrompendolo) Un assassino

Più di quelle or sei tu! Cola Ah! padron... (punto al viso)

Muz, (cavando di tasca una parrucca)

Tal mascherino Parla chiaro assai di più.

CoLA (nella massima confusione)

Come!... come!... e un mascherino!...

Quando mai parlar fu udito !

Qual rannocchio in sul mattino

Esso sol può far era era. Son scoperto, son servito,

Chi m'aiuta per pietà!

Milli. (ci° vedendo fa atti di confusione s e fugge nelle stanze a si- stra. Cola rimane come stordito)

Muz. Ma sta zitto... scellerato!...

Qual marrone m'ha tu fatto ! Per le son precipitalo; Ed or come me la impatto ? Io crescea due zitelline

T E hZO 47

Come gigli e schiume d'oro: Se per poco le odoravi, Sentian come linfa pura: Se la mano Ior pigliavi, Alibivan per paura: E tu in mezzo del gran móndo Scivolar le hai fatte già!... Ahi son' ite tutte a fondo Le fatiche di papà.

Esci, Va!... (respingendolo} Cola (ringalluzzando a gara)

Men vo' fuggire;

Non vi posso più soffrire. Mhz. (ljcr *nt,e*re conno lui) Che.'...

Cola Le mani non alziamo;

A che giuoco qui giuochiamo? Muz. Come! ah birbo!

Cola La creanza

Non sapete dove sta ? signore ? il migliore de' consigli (risolino)

È appagar quelle rose d'amore !

Non sapete che tanto rigore

Su la testa fa i rami sbucciar ? Sì, perchè, perchè son buono

Mi prendete in brutto tuono:

Son meschino, ma onoralo ,

Esser voglio rispettato.

Se il mio braccio non si stanca

Di servire a me non manca.

Cercherommi altrove un pane,

Ecco ciò che mi rimane.

Troverò un padrone onesto,

Che il mestiere io ben so far. Tristo voi che il vostro cesto

Tornerete a trascinar. Btoz. Come! come! ed ancora qui cianci!

Io son padre, e a me doni consigli ?

48 A T T 0

Quando il cielo daratti dei figli, Anche in fasce li vuoi maritar? Vanne via, più non ti voglio, Rotto è il nodo dell'imbroglio.

I tuoi pari, scellerati, Voglion esser impiccati. Per voi, tristi, è cosa vaga

II gabbare chi vi paga.

10 su tutti tengo gli occhi,

ingannar mi pon gli sciocchi. Ho scoperto il serpentello Che mi volle morsicar. Ma con colpi di martello

11 velen gli vo' cavar.

(entrano entrambi nelle stanze a destra)

SGENA IV.

Oreste e Pilade sormontano il muro, e il Conte di di esso .

Pil. Era soverchio entrar per l'uscio. Ore. Taci.

Con. Voi siete in alto, ed io? (di dentro) Pil. Regola il piede

Tra tanti buchi che fatto abbiamo. Con. Non posso. (come sopra) Ore. E staiti.

Pil. Intanto noi scendiamo.

(discendono afferrandosi ad alcuni rami di alberi) Ohe. Questo è il nido, (guardando intomo)

Vittoria: è superato

Il baluardo delle brutte. A noi

Ormai la man di spose

Non posson rifiutare. Pil. Rifiutar Tuoni ?... donna?... oggidì? Ti pare!...

Io vo' di qua, tu va di là. Ohe. Convegno?

Pil. È questo il luogo,

TERZO 49

Ore. E il Conte?

Pil. Abbasso i vecchi. Ohe. I vecchi vanno a monte

(Pilade entra nelle stanze a destra, Oreste nell'entrare nelle stanze a sinistra sJ incontra con Albini)

SCENA V.

Albina ed Oreste.

Alb. {l'elrocedendo con agitazione e timore)

Ah! tu qui!... Chi ti trasse e per dove? Tutto il sangue nel cor si gelò?. . Ore. Ah mio ben!... quella fiamma che move

Terra e cielo, la via mi segnò. Alb. T'allontana!... per te, per me tremo:

Ahi, la mente mi sento smarrir! Ohe. No, ti calma, mia cara, non temo, È in te sola un ridente avvenir. Alb. E tu speri?

Ohe. Non spero che amore.

Alb. Egli è tuo.

Ohe. Qual contento!

Alb. E per me

Serbi! Ore. Tutto, tutto il mio core.

E tu? Alb. II core si diede già a le.

a A leggiadre immagini

Sorride il mio pensiero; Soavemente m'agita Un sogno lusinghiero; Se mai potrò dividere Con te il destino mio, Più il cor non ha desio, Voti più il cor non ha. Per noi ridente, placida La vita scorrerà.

50 ATTO

SCENA VI.

I&omilla, !»ilacle e i suddetti, poi ISisiaosa.

Rom. Ahimè!... (in massima agitazione)

Alb. e Ore. Che fu ?

PlL. (cercando calmar lìom.) Tj rasserena.

Rom. Io Iremo...

Da lungi ho visto il padre!... Alb. Il padre.

Pil. E venga!

Io qui reco l'amor, noa reco oltraggio.

MlM. (rimanendo presso V uscio delle stanze a destra)

Ah fuggite, fuggite! àlb. e Rom. II padre!...

Mini. Ei stesso...

Rivalicate il muro. (a PUade ed Oreste) Alb. e Rom. PUade ed Oreste)

Deh! per pietà... Min. Mettetelo al sicuro...

Pil. State salde mie care. Ore. Non ostante... Pil. Io sol basto...

A impor la musoliera all'orso irato.

Miai, {vedendo schiuder l'uscio d' ingresso)

Eccolo!. ., Alb. e Rom. Oh cielo!

PiL. e Ore. (avanzandosi verso l'uscio)

A noi... Ore. (alle donne) Coraggio!...

pIL> (come sopivi) Ebbene !

Le DOKNE Oh! triste noi!... {entrando nelle stanze a destra)

Pil. Ciò solo a noi conviene.

T E Z 0 51

SCENA VII.

iluzio e suddetti.

Muz. (sotto V uscio da via)

Che!... oh!...

(per girare s ma è soffermato or da Pilade ed 01 da Oreste)

Pil. Taci.

Muz. Oh !

Pil. e Ore. Zitto.

Muz. Gente! (facendo sforzi per gridare^ ma è

sospinto colle mani alla gola ad un angolo)

Pil. e Ore. Taci !

Muz. Io n'esco pazzo...

Assassin... Pil. e Ore. L' affar qui è dritto;

É soverchio lo schiamazzo. Muz. Come qua ?

Pil. e Ore. (sempre tenendolo) Con brevi accenti,

Fian chiariti gli accidenti. Muz. Ah! sto in mezzo a due cagnotti;

Chi un aiuto mi darà!... Pil. Queti, queti, con due motti

Questa briga finirà. Chi siam noi lo sa Venezia,

Anche voi non V ignorate,

Due garzon, due scik, due scapoli,

Due sospir d'innamorale.

Si sa pur che sugi' introiti

Non v'è un soldo che ci avanzi;

Che abbiam numeri, che abbiam titoli,

Che siam primi a gire innanzi.

Chi voi siete? Un padre debole

Che nemmen sa far da padre:

Più si cinge di presidii

Più investito è dalle squadre.

A francarvi dai pericoli

52 ATTO

Siam piombati in vostro aiuto;

In entrambi confidatevi,

E F intrigo è risoluto,

Voi qui avete, è ver, due femmine;

Noi credete, siam due maschi;

P?oi brucciamo, esse si struggono ;

Or ne caschi quel che caschi:

Maschi e donne insiem s'accoppiano,

E avran fine le querele;

Si congiungano, si uniscano

Con le debite cautele.

Se un bel paio di sponsali

Questa casa allegrerà,

Cesseranno tulli i mali,

E V onor vi resterà. Ohe. Che ne dite l

Mhz. Sposalizii ?

No... Ouf,. Ostinarsi è cosa stolta.

Pil. Si dirà per tulli gli angoli

L' avventura che v5 è còlta. Muz. Ma...

Ohe. Che ma! le lingue tagliano:

È T onor qual vetro o canna. Pil. Ogni vento te Io strinola.

Ohe. Ogni fiato te lo appanna.

Mcz. No, ma l'empie...

SCENA ULTIMA.

Albina, IfiomiUa e i suddetti; poi Cola e illimosa, non che il Conte»

PlL. Ore. {presentando Albina e Romilla che fan capolino sul- V uscio delle stanze a destra)

Le due vittime Ecco qui. Alb.? Rosi. Pietà, perdono!

{gettandosi ai piedi di Muzio.

TERZO Muz. Ah sfrontale! (scuotendosi)

Alb., Reni. Siam colpevole...

Muz. Donne indegne!

Pil., Ore. I rei qui sono...

(all'altro lato supplichevoli)

Alb. Rom. Ogni madre è rea con noi.

Pil., Ohe. Ogni padre è un delinquente...

Alb., Rom. Ogni legno ha i fumi suoi...

Pil. , Ore. Ogni corpo amor risente.

MlM. {uscendo dalle stanze a destra^ e passando sulle punte dei piedi ad un angolo a sinistra)

(Son là! che vento è questo! la casa andò su e giù!)

Gola (restando presso V uscio delle stanze a destra 3 e portando sulle spalle una valigia)

(Qui c'è chiasso! a tutto questo Ehi, messer, ci hai colpa tu!)

Muz. (alle figlie respingendole)

Mi fuggite... Fate presto! Figlie a me non siete più. Alb., Rom., Midi., Pil,, Ohe. e Muz.

Ah di pace il fia questo... Al dolore non reggo più!

Muz. (volgendo lo sguardo vede Cola, e afferrandolo)

(li reo!) tu sei l'origine Del mio malanno. Cola (dibattendosi) \0 nego.

ALB., Rom., Ore. e PlL. (con carezze a Muzio)

Placatevi, placatevi, Deh! per pietà vi prego. Muz. Io! no...

Alb.,Rom., Pil., Ore. Pietà!...

Muz. (guarda con passione le figlie j poi risoluto unisce le loro destre a quelle di Pilade e di Oreste)

Finiamola ..

Gli ALTRI (meno Mimosa td il Conte) ^

Oh gioia!...

Coiv. (avanzandosi) E a me?...

54 A T T\0

Muz. (rivolto alle figlie, a Pil. e ad Oze.) Ch' è Slato ?

Che vuol cotesla mummia? Gli altiu È il Conte. Con. Io son qui entralo...

Muz. Grazie!.., Lo vedo al certo...

Con. Era queir uscio aperto...

Mcz. E vuoi?

Con. La mascherina,

La cara mia fanciulla,

Come una bambina

Dentro al mio cor trastulla:

Mi stizza e mi rattizza,

Pizzica, morde e sta.

Poi come un cane in lizza

Ringhia, e baiando va. Miai, "Sì, certo; amor che valica

»Qui l'ha condotto a volo,

"A lui spianò gli ostacoli

"Gli aprì la via del polo.

«Giacché un pensier più tenero

«In te parlando va; »Ti piaccia a lor sorridere

"Abbi di lui pietà. Muz. Ma? che cos'è? intendiamoci, (rivolto agli altri)

Con. Compiuto è il lor desio:

(accennando Pilade ed Oreste)

Or vo' la terza grazia, E son felice anch' io...

Muz.

E chi ti tiene?... prendila.

Con.

A me la porgi, ov' è?...

Muz.

Questa è la terza, (presentandogli Mimosa)

Con.

(Oh pillola!) (retrocedendo)

TUTTI (oteno Muzio e Mimosa)

Mimosa!

MlM. icon

amore) Ah Conte!

Con.

Ohimè!

Voglio morire scapolo...

Mim.

Anima mia, perchè!

/ ì TERZO 55

jP§ojs. Tu eri?... Oh inganno orribile!

Muz., Cola Male a veder non c'è. . Pil., Ohe. Conte, alla fin l'accomoda.

Ale., Rom. Ella t'adora...

Con. A me?

Voglio morire scapolo...

' Muz. (all'orecchio del conte)

Ha buona dote. Con. (fra sé) (Capperi!

È un altro affar!)

Su, via! Son qua, pronto a prenderla.

DaVVer?... (con abbandono)

Mimosa mia! (con affettazione)

Voglio che sia la festa Compiuta...

(a Cola che sta in disparte come sbalordito)

E tu che fai ? Io?...

Ti perdono... resta.

PadrOll ! (gettandosi in ginocchio per ringraziarlo)

Giudizio, o guai ! Tre matrimonii a un punto!

Alb,, Rqm. e Mim. Idolo mio, vien qua!

(ciascuna al proprio amante)

Pil. , Ore. e Con.

Al colmo alfìn son giunto Della mia felicità.

Alb., Rom., Mim , Con., Pil. e Oke.

a 6

Su, balliamo allegramente... È l'amor che ci l'ale; Per noi meglio il carnevale Non poteva terminar.

56 ATTO TERZO

Cola Son io proprio, o non son io?

Oh che gusto!... il cor mi scoppia. Noi farem la quarta coppia, Su, padron, dobbiam ballar! Mtiz. Non seccarmi, stali cheto,

Più rispetto al tuo padrone: Le mie gambe non son buone Quasi più da camminar!

(Gruppi analoghi e cala la tela)

PINE.